Charly's blog

Elezioni tedesche: AfD o del come la politica trova sempre un’alternativa

Si deve dire che le forze progressiste hanno preso proprio bene i risultati delle elezioni politiche tedesche [1]:

Adesso che l’Afd si conferma terzo partito di Germania – ha preso 94 deputati al Bundestag – è legittimo chiedersi se esista ancora un”ala moderata’ nel partito fondato quattro anni fa da un oscuro economista di Amburgo, Bernd Lucke. Perché il successo nelle ultime settimane di campagna elettorale è progredito parallelamente a una radicalizzazione dei contenuti e dei messaggi degli anti-euro. Ma è un processo che viene da lontano e in questi ultimi due anni la svolta a destra dell’ex ‘partito dei professori’ è diventata sempre più conclamata. Che l’altra leader del partito, Alice Weidel, sia stata smascherata domenica scorsa da una mail del 2013 come una delirante complottista xenofoba, non sembra averne compromesso la ‘resistibile ascesa’, per citare Brecht.

Un partito di xenofobi e razzisti, insomma. La solita solfa dei progressisti quando perdono le elezioni, direte voi. Se non fosse che…

 

—- Sei un fascista! Se non voti per me, ovvio —-

Se il partito è xenofobo e razzista, infatti, si deve concludere che anche chi lo vota sia fatto della stessa pasta? Vediamo i risultati [2]:

I risultati: l’Unione CDU/CSU di Angela Merkel si è confermata il primo partito con il 33% dei voti. Ma è un risultato ben al di sotto delle previsioni più ottimistiche. Alla vigilia del voto i sondaggi lasciavano sperare in un risultato migliore. Soprattutto, il 33% significa un calo di ben 8 punti rispetto al risultato del 2013. Per i cristiano democratici tedeschi si tratta del secondo peggior risultato nella storia. Ma se Atene piange, Sparta non ride (anzi, ha buone ragioni per disperarsi): i socialdemocratici della SPD infatti riescono a ottenere il loro peggior risultato di sempre, un 20,5% che significa allo stesso tempo un calo di 5 punti in 4 anni, una sconfitta bruciante per Martin Schulz e il rischio concreto di non riuscire più ad essere competitivi per governare il paese in futuro. Il terzo partito, a sorpresa (ma non troppo), è l’euroscettico/xenofobo/populista Alternative für Deutschland. Fondato nei giorni della crisi dell’Euro da un’élite di economisti contrari alla moneta unica perché troppo sfavorevole agli interessi della Germania (sic), in pochi anni si è spostato su posizioni molto più antisistema, cavalcando la crisi dei rifugiati e contrastando le politiche della Merkel in materia di immigrazione. Dopo aver mancato per un soffio l’accesso al Bundestag nel 2013, stavolta ottengono un risultato di tutto rispetto: il 12,6%. Buon risultato anche per i liberali della FDP, guidati da un nuovo leader, il giovane Lindner, che si riscattano dal pessimo risultato di 4 anni fa (quando per la prima volta nella loro storia fallirono l’accesso al Bundestag) superando il 10%. Si confermano la Linke (sinistra radicale) e i Verdi, entrambi intorno al 9%.

Da notare i flussi elettorali:

  • CDC/CSU: 1,6 milioni astenuti, 1,6 milioni passati al FDP, 1 milione ad AfD;
  • SPD: 1 milioni dei suoi elettori si sono astenuti, 820 mila sono passati alla CDU, 700 mila ai verdi, 760 mila alla Linke;
  • AfD: 1,47 milioni arrivati dall’astensione, 1 milione dalla CDU, 420 mila dalla Linke;
  • Astenuti: 10 milioni si sono astenuti, 1,47 milioni hanno votato AfD, 1,39 milioni SPD;

Fra i votanti di AfD abbiamo, allora, ex astenuti e pentiti di CDU e Linke: responsabili e sapienti elettori fino all’altro ieri, ora dei poveri fascisti. Logico, no? Magari la solita scena isterica del progressista la possiamo anche evitare per una volta e cercare di capire il perché delle cose, che dite?

 

—- C’era una volta la Germania Est… —-

Uscendo dalla propaganda, proviamo a vedere chi vota AfD [4]:

Ora diventa interessante, però, notare come l’AfD abbia avuto un grande successo proprio nel Meclemburgo-Pomerania, un land che è stato tra i meno interessati dalla cosiddetta crisi dei migranti. Secondo i dati del Ministero per le Migrazioni e i Rifugiati, dal 2014 a oggi sono state presentate in Meclemburgo-Pomerania 28.669 domande di asilo: 5.400 nel 2016, 18.851 nel 2015 e 4.418 nel 2014 (dati riportati dalla Bundeszentrale für politische Bildung/bpb). I numeri, ovviamente, non possono rispecchiare completamente i movimenti e gli arrivi d’immigrati nella regione, sia per la mobilità interna al paese sia perché non tutti i migranti fanno richiesta di asilo. Resta il fatto, tuttavia, che il Meclemburgo-Pomerania è in fondo alle classifiche delle regioni che hanno ospitato più migranti, mentre in testa si trovano la Renania Settentrionale-Vestfalia, il Baden-Württemberg e la Baviera.
Anche il numero di stranieri che già vivono nella regione dell’ex DDR non farebbe pensare all’immigrazione come a un tema centrale.

Il Meclemburgo-Pomerania è la regione tedesca con meno immigrati in assoluto: la percentuale di stranieri rimane sotto il 4%, su una popolazione complessiva di 1,6 milioni di abitanti.

E poi [5]:

  • Il primo dato è quello geografico. L’AfD ha ottenuto i risultati migliori nella Germania orientale, la parte più povera del paese. Secondo i primi dati, nella Germania occidentale AfD ha ottenuto in media l’11 per cento dei voti, mentre in quella orientale ne ha raccolti più del 20 per cento.
  • Un altro dato interessante è quello dell’età. AfD ha ottenuto i migliori risultati tra chi ha intorno ai 40 anni e in particolare nelle fascia tra i 30 e i 59 anni. Le statistiche mostrano che AfD ha guadagnato il 10 per cento dei consensi tra i 40enni rispetto alle elezioni del 2013. I giovani con meno di 30 anni e gli anziani con più di 59 anni hanno invece votato l’estrema destra in percentuali più basse della media nazionale. Tra i giovani, il partito che ha ottenuto i risultati migliori rispetto alla media nazionale e rispetto al 2013 è il partito liberale FDP.
  • Un altro ottimo risultato AfD lo ha ottenuto tra gli operai, conquistando il 20 per cento del loro voto. Il partito ha invece ottenuto risultati inferiori alla media nazionale dei suoi consensi tra gli impiegati (Angestellte), tra gli autonomi (Selbständige) e soprattutto tra i dipendenti pubblici (Beamte), una categoria in cui ha raccolto meno del dieci per cento dei voti.

Da dove hanno preso i voti? Dai più poveri. E così dopo aver deriso per anni chi evidenziava il problema [6]:

Mi chiedo perché non si aggiunge mai il resto. Ovvero, che i Mini-Job sono lavori part-time da 400 euro al mese netti rivolti per principio agli studenti, e che – attenzione – si possono sommare a Hartz IV, il reddito minimo garantito tedesco. Nella formula base del reddito minimo garantito questo significa aggiungere altri 360 euro al mese e in più c’è l’affitto pagato per l’alloggio (!), le cure mediche, i soldi per il riscaldamento (!) e una riduzione per i trasporti. Il netto percepito dalla somma arriva a 560 euro al mese. Ognuno comprende il significato del fatto che l’affitto dell’alloggio non pesi sul reddito. E parliamo comunque della base del sussidio: poi per ogni eventuale figlio debbono essere calcolati altri 250 euro circa.

Dunque, non solo l’industria automobilistica tedesca va bene con salari doppi (se non tripli) rispetto all’Italia, ma esistono delle forme di contratti per lavoretti temporanei e a bassa qualificazione garantiti dal welfare.

Oggi i giornali italiani scoprono che anche in Germania esistono le diseguaglianze, che i mini jobs hanno anche soppiantato i lavori veri e i lavoratori sono spesso poveri [7]:

Un ruolo importante nel ridurre la disoccupazione e aumentare il numero degli occupati al livello record di 44 milioni ha avuto l’espansione dei “mini” job, posti di lavoro part-time deregolamentati, che sono passati da 4,1 milioni nel 2002 a oltre 7,5 milioni quest’anno. I loro sostenitori dicono che hanno contribuito a creare opportunità di lavoro, ad esempio per madri con figli piccoli, studenti e pensionati. Ma i critici affermano che questi mini-job hanno spesso rimpiazzato posti di lavoro a tempo pieno, specialmente nei settori della ristorazione e della vendita al dettaglio. Il sindacato DGB dice che, anziché aprire la strada a posti di lavoro permanenti, i mini-job sono diventati per i lavoratori un vicolo cieco.

Ci sono tre fattori all’opera, in questo. Primo punto, solo il 45 percento dei tedeschi possiede la casa nella quale vive. Tutti gli altri sono in affitto, specialmente nelle grandi città, dove le proprietà immobiliari hanno il valore più elevato. Il fatto che non ci fossero molti speculatori ha fatto in modo che i prezzi restassero abbastanza stabili per decenni, ma si sono rapidamente alzati nelle grandi città dopo la crisi finanziaria globale del 2008. Questo ha ulteriormente ampliato il divario tra gli abbienti e i nullatenenti. Se il mercato offre comunque alloggi a prezzi accessibili, scoraggia i proprietari a investire in ciò che altrove è un modo comune per mettere da parte della ricchezza.

Secondo punto, le pensioni di stato sono generose con quelli che, a differenza di Doris a Gelsenkirchen, sono stati impiegati a tempo pieno per la maggior parte della loro vita lavorativa. I ricchi si garantiscono una pensione con i fondi privati, ma il tedesco medio non se lo può permettere. 

D’altronde far vincere un partito di protesta come l’AfD quando si può vantare un surplus commerciale di 250 miliardi e un tasso disoccupazione al 3,9% è un’impresa possibile solo ai tedeschi.

 

—- Il potere logora chi governa, dearie —-

Le democrazie rappresentative si basano sulla mediazione politica fra i diversi interessi cotrapposti organizzati nella forma dei partiti politici. L’idea alla base è che il controllo reciproco avrebbe impedito gli abusi di potere, le regolari tornate elettorali avrebbero imposto un controllo all’operato dei partiti e che il processo parlamentare avrebbe portato al compromesso mediando le posizioni originali per evitare un gioco a somma zero.

Il giochino ha funzionato finché non si è inventato il TINA: there is no alternative. Se prima si potevano discutere le politiche adottate, dopo il TINA non esiste più la discussione perché non ci sono, per l’appunto, altre alternative su cui discutere. E se non ci sono alternative sul piano economico di cosa si occupa la politica? Di certo non del conflitto redistributivo o della lotta di classe, termini mai più usati da un politico di sinistra negli ultimi 30 anni, ma di froci e zingari come ebbe a dire un operaio quando poté dire la sua sul disastro elettorale della sinistra radicale una decina di anni fa.

Se in Italia la sublimazione del TINA è il Governo tecnico, in Germania si è soliti procedere con la Grosse Koalition che, ben lungi da l’essere un compromesso fra programmi politici contrapposti, è stata nelle ultime volte l’occasione di applicare il TINA sul mondo del lavoro o l’immigrazione. D’altronde la Riforma Hartz è stata implementata dall’SPD, non dai liberali. Con il risultato che l’SPD è al minimo storico e la CDU ha perso 8 punti. Non a caso la SPD si già chiamata fuori dalla riesumazione della Grosse Koalition.

Il TINA è un frame potente ma la politica trova sempre un modo, un varco, una via. Al netto dei simpaticoni che invocano l’abolizione del suffragio universale perché loro sono tanto intelligenti, infatti, la semplice comparsa dell’AfD porterà a un netto cambio di agenda politica del Governo. Non tanto per un suo futuribile avvento al potere né come partito singolo né come membro di una coalizione dato i rossibruni sono una fantasia dei commentatori – perché i rossi, con i neri, mica ci stanno anche se dicono le stesse cose- e l’AfD da bravo partito di protesta potrebbe durare ben poco. Ma nel frattempo la sinista viene inevitabilmente erosa dalla destra sul suo campo di elezione, il lavoro e la tutela dei più deboli, come dimostra il rapido tracollo di tutti i partiti socialisti d’Europa. Come finirà, pertanto? Che la Merkel sarà costretta a tenere in considerazione le rivendicazioni dell’AfD e che l’alleanza con i liberali sarà quasi obbligatoria. Morale? Niente più immigrazione incontrollata e niente maggiore integrazione europea tramite un bilancio comune o una sola politica estera (che è comunque impossibile, alla geografia non si comanda).

Insomma, ha vinto la democrazia, ha trionfato la politica e tanti salutoni ai tecnici. La politica è contrapposizione di visioni del mondo, non semplice gestione dell’esistente. E tanti salutoni, ovviamente, ai soloni del TINA e dell’abolizione del suffragio universale. Quello altrui, s’intende.

 

Approfondimenti:

– C’era una volta la Germania Est: https://sergiomauri.wordpress.com/2014/03/17/anschluss-lannessione-un-libro-di-vladimiro-giacche/.

 

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[1] Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/24/news/l_afd_terzo_partito_in_germania_tra_nostalgici_e_xenofobi_ecco_chi_sono_i_suoi_membri-176418381/.

[2] Cfr. http://www.youtrend.it/2017/09/26/analisi-elezioni-germania-seggi-scenari-elettori-sondaggi/.

[3] Cfr. http://www.termometropolitico.it/1268710_elezioni-germania-flussi-elettorali.html.

[4] Cfr. http://www.glistatigenerali.com/geopolitica/germania-la-destra-anti-immigrati-sfonda-dove-ci-sono-meno-immigrati/.

[5] Cfr. http://www.ilpost.it/2017/09/25/elettori-afd/.

[6] Cfr. http://temi.repubblica.it/micromega-online/mini-job-welfare-tedesco-e-disinformazione-italiana/.

[7] Cfr. http://www.ancorafischiailvento.org/2017/08/24/ft-germania-divario-nascosto-nel-paese-piu-ricco-deuropa/.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2017 da in politica con tag , , , .
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